Cora in Italia
Dopo il matrimonio con il conte Detalmo Savorgnan, Cora giunse in Italia nel mese di dicembre 1887 ed il castello di Brazzà divenne la sua sede operativa. Da qui non tardò a proseguire freneticamente l’opera filantropica-imprenditoriale avviata in America estendendola prima in terra friulana, poi in rapida successione in tutte le regioni italiane.
Se la leggenda racconta che Re Mida trasformava in oro tutto quello che toccava, Cora invece, nella realtà - e sempre animata dalla volontà di sollevare le contadine che si trovavano in estrema indigenza ed arretratezza - aveva l’abilità di trasformare in breve tempo in impresa produttiva tutto ciò che ai suoi occhi poteva diventare tale. Scoprire un merletto o un ricamo, è già un’operazione culturale importante; ma trasformarli e renderli idonei per essere commercializzati nel mercato moderno è ben altra cosa: occorrono, innanzi tutto, senso pratico e versatilità per gli affari, doti che nella dinamica contessa Cora erano innate.
Dopo la fondazione delle scuole, Cora in Italia raggiunse l’apice del suo impegno diventando socia sostenitrice/finanziatrice, prima; presidentessa della grande cooperativa de Le Industrie Femminili Italiane, poi.
La cooperativa si organizzò istituendo comitati e sottocomitati in tutte le regioni italiane che, da come si evince dall’omonimo catalogo, nel 1906 erano 24:
Ancona, Assisi, Bergamo, Brescia, Catania, Cividale, Forlì, Firenze, Legnago, Livorno, Macerata, Mantova, Messina, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pisa, Rieti, Roma, Torino, Trapani, Urbino, Udine. Ars Umbra, era la denominazione del Comitato Regionale Femminile Umbro delle I.F.I. A questi si aggiungevano i Sottocomitati regionali, e i depositi o Comitati provvisori con patronesse delegate di Venezia, Sanremo, Bologna, Abruzzo e Sardegna.
L’intensa attività svolta dalla contessa Cora in Italia, sempre pronta ad intervenire a favore delle “classi che stentano”, non può esaurirsi in queste poche righe.
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